Qui comincia l’avventura: l’ottimismo in rima del Signor Bonaventura

«Qui comincia l'avventura del Signor Bonaventura.»
— Sergio Tofano (STO)

Con quella rima semplice e inconfondibile, nel 1917 Sergio Tofano apriva le porte a uno dei personaggi più amati del fumetto italiano. Bonaventura entrava nel Corriere dei Piccoli come una piccola rivoluzione di gentilezza: un eroe smilzo, elegante, pronto a inciampare nella sventura e a trasformarla, quasi sempre, in lieto fine.


🎩 Un eroe leggero che ha fatto il Novecento

Bonaventura non era un supereroe e proprio per questo conquistò tutti. La sua forza stava nella leggerezza, nel passo sciolto da attore di rivista, nel sorriso che non si spegneva nemmeno quando tutto sembrava perduto. Figlio di un’Italia che attraversava guerre e cambiamenti, diventò il controcanto garbato alla durezza del tempo: una figura capace di dire che si può restare umani senza diventare ingenui.
La sua avventura era una partitura di rime, vignette e cartigli, dove il ritmo contava quanto il disegno. Tofano, attore, regista, illustratore, inventò una voce che suonava come una filastrocca e una grafica pulita che rimane impressa. Così Bonaventura si fece lingua, costume, memoria collettiva.


🍀 La morale dell’ottimismo: cadere per imparare a rialzarsi

Sotto la comicità, Bonaventura custodiva una piccola etica del quotidiano: sbagliare è normale, perdersi è possibile, raddrizzare la rotta è doveroso. Ogni episodio era un esercizio di fiducia: l’ingiustizia veniva smascherata, il malinteso si scioglieva, la bontà spuntava all’ultimo secondo con un colpo di scena.
E poi c’era il mito dell’assegno: il premio inatteso che pioveva alla fine come una benedizione teatrale. Più che ricompensa, era allegoria: quando non si molla, la fortuna prima o poi si ricorda di noi. La sventura, in rima con avventura, diventava lezione lieve di coraggio.


📰 Dalla tavola a teatro: un classico sempre attuale

Nato sulla carta, Bonaventura passò presto al palcoscenico grazie allo stesso Tofano, dimostrando che il personaggio viveva al di là del fumetto. La sua educazione sentimentale, cortesia, ironia, fiducia, continua a funzionare anche oggi, nell’epoca delle notizie veloci e dei lieti fini rari.
Rileggere quelle tavole significa ritrovare un tempo più lento, dove la risata non umilia e la morale non predica. Un invito a tornare all’essenziale: una rima ben riuscita, una storia ben raccontata, un finale che risana senza fare rumore.


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💬 E tu? Qual è la tua “rima fortunata”, quel piccolo gesto che ti rialza quando tutto sembra storto?

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